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	<title>Newsletter &#8211; Audita &#8211; Data Protection Information Security Cyber Defense Digital Forensic</title>
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	<description>Forensic &#38; Data Security</description>
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	<title>Newsletter &#8211; Audita &#8211; Data Protection Information Security Cyber Defense Digital Forensic</title>
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	<item>
		<title>Attacchi alla Supply Chain: quando il software di cui ti fidi è già infetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:16:12 +0000</pubDate>
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	<p class="occhiello"><em>La regola che ci hanno insegnato — &#8220;scarica solo da fonti ufficiali&#8221; — resta valida, ma non basta più. I casi di queste settimane mostrano che la minaccia può nascondersi dentro il software legittimo, prima ancora che arrivi sul tuo computer.</em></p>
<p>Per anni la difesa più ripetuta è stata anche la più semplice: scarica i programmi solo dai siti ufficiali, evita i canali sospetti e sarai al sicuro. È un consiglio ancora sensato, ma le cronache recenti raccontano un cambio di scenario che vale la pena capire. Gli aggressori hanno smesso di aspettare che l&#8217;utente sbagli: hanno iniziato a colpire il software alla fonte, infilando il codice malevolo dentro programmi legittimi, firmati e distribuiti attraverso i canali giusti. È quello che si chiama attacco alla catena di fornitura, la supply chain. E il suo tratto più insidioso è proprio questo: <span class="claim">arriva vestito da software di cui ti fidi.</span></p>
<h2>Quando l&#8217;installer ufficiale è già compromesso</h2>
<p>Un caso emblematico riguarda i pacchetti di installazione ufficiali di DAEMON Tools Lite, un&#8217;utility molto diffusa: al loro interno sono stati trovati tre eseguibili legittimi e regolarmente firmati che contenevano però codice malevolo, con sfruttamento attivo già confermato. Il dettaglio che deve far riflettere è la firma digitale: è la garanzia su cui contiamo per fidarci di un programma, eppure qui è stata aggirata a monte. Chi ha scaricato l&#8217;installer &#8220;giusto&#8221;, dal posto &#8220;giusto&#8221;, ha comunque portato in casa la minaccia. Non c&#8217;è stato alcun errore da parte dell&#8217;utente: la trappola era già dentro il prodotto.</p>
<h2>Il contagio che si propaga da solo</h2>
<p>Lo stesso principio, spostato nel mondo di chi sviluppa software, mostra quanto possa diventare rapido. CSIRT Italia ha rilevato una campagna su larga scala nell&#8217;ecosistema npm, denominata &#8220;Mini Shai-Hulud&#8221;, che sfrutta un malware di tipo worm: si infiltra negli ambienti di sviluppo e nelle pipeline automatizzate, ruba le credenziali e si diffonde da solo pubblicando versioni infette di pacchetti legittimi. È un meccanismo a catena: ogni progetto colpito diventa il veicolo per contagiare il successivo. Per un&#8217;azienda che sviluppa o integra software, significa che il rischio può entrare non da una porta propria, ma da una dipendenza esterna di cui nemmeno si conosceva l&#8217;esistenza.</p>
<h2>Cosa significa per te e per la tua azienda</h2>
<p>La lezione non è smettere di fidarsi, ma spostare la fiducia dal &#8220;dove scarico&#8221; al &#8220;come verifico e come mi proteggo dopo&#8221;. Nessuno può controllare a mano il codice di ogni programma, ma alcune abitudini riducono in modo netto la superficie di rischio.</p>
<ul>
<li>Mantieni aggiornati sistema operativo e applicazioni: le patch spesso chiudono proprio le falle sfruttate in questi attacchi.</li>
<li>Installa solo il software che serve davvero: ogni programma in più è una porta in più da sorvegliare.</li>
<li>In azienda, tieni un inventario di ciò che è installato e delle dipendenze usate nello sviluppo: non puoi proteggere ciò che non sai di avere.</li>
<li>Affidati a soluzioni di sicurezza che analizzano il comportamento dei programmi, non solo la loro firma.</li>
<li>Prevedi backup regolari, testati e scollegati dalla rete: sono la rete di sicurezza quando la prevenzione non basta.</li>
</ul>
<p>Gli attacchi alla supply chain ci ricordano una cosa scomoda ma utile: la sicurezza non è un punto d&#8217;arrivo, è un processo che va mantenuto nel tempo. La buona notizia è che non richiede di diventare esperti, ma di adottare qualche accortezza stabile. Anche qui, la differenza tra un incidente e un rischio evitato non è quasi mai una tecnologia in più: è l&#8217;attenzione costante a ciò che entra nei nostri sistemi.</p>
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		<title>Truffe online 2026: Smishing e Ransomware, come Difendersi?</title>
		<link>https://www.audita.tech/truffe-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
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	<p data-rm-block-id="block-3"><strong>Truffe online 2026:</strong></p>
<p class="occhiello" data-rm-block-id="block-3"><em>Le minacce che circolano in queste settimane hanno un tratto comune: non cercano una falla nel software, ma un momento di distrazione nella persona. È un cambio di prospettiva che riguarda tutti, cittadini e imprese.</em></p>
<p data-rm-block-id="block-5">Per anni abbiamo immaginato l&#8217;attacco informatico come qualcosa di tecnico e lontano: un hacker incappucciato, righe di codice, sistemi violati nel cuore della notte. La realtà del 2026 è molto più prosaica e, proprio per questo, più insidiosa. Le campagne segnalate in queste settimane dalle autorità nazionali non sfondano alcuna porta blindata: bussano gentilmente, si presentano con un nome familiare e contano su un istante di fretta. Il bersaglio non è più soltanto la macchina. È la fiducia di chi la usa.</p>
<h2 data-rm-block-id="block-6">La truffa della consegna che non arriva mai</h2>
<p data-rm-block-id="block-7">Il copione è ormai riconoscibile, eppure continua a funzionare. Arriva un SMS che annuncia una consegna non andata a buon fine e invita a &#8220;riprogrammarla&#8221; cliccando un link. <em>CSIRT</em> Italia ha rilevato questa campagna diffusa proprio con l&#8217;obiettivo di indurre le potenziali vittime a inserire i propri dati personali e quelli della carta di pagamento su una pagina che imita quella di un corriere. Il dettaglio che dovrebbe far scattare l&#8217;allarme è semplice: <span class="claim">nessun corriere legittimo chiede gli estremi della carta per riconsegnare un pacco</span>. Quel campo esiste solo per un motivo, ed è svuotare il conto di chi lo compila.</p>
<h2 data-rm-block-id="block-8">Quando a scriverti è un finto ente pubblico</h2>
<p data-rm-block-id="block-9">La stessa logica cambia travestimento e sale di livello.<em> CERT-AgID</em> ha individuato numerose campagne di phishing che si spacciano per il Ministero della Salute, riproponendo lo stesso schema fraudolento su più domini differenti, tutte finalizzate a sottrarre ai cittadini dati personali e informazioni di pagamento. Impersonare un&#8217;istituzione è una scelta precisa: sfrutta la fiducia quasi automatica che accordiamo a una comunicazione &#8220;ufficiale&#8221;. Ma un ente pubblico non chiede pagamenti o dati sensibili tramite un link ricevuto via messaggio. Quando la richiesta arriva così, la veste istituzionale è parte dell&#8217;inganno, non una garanzia.</p>
<h2 data-rm-block-id="block-10">Ransomware: perché ora tocca anche alle piccole imprese</h2>
<p data-rm-block-id="block-11">C&#8217;è la convinzione diffusa che gli attacchi con richiesta di riscatto colpiscano solo le grandi organizzazioni. I numeri raccontano altro. <em>CSIRT</em> Italia ha registrato dall&#8217;inizio dell&#8217;anno un numero significativo di attacchi ransomware riconducibili al gruppo Qilin, rivolti in prevalenza proprio alle <em>PMI</em>. Per una piccola realtà l&#8217;impatto è sproporzionato: file cifrati, backup resi inaccessibili, attività paralizzata per giorni, spesso senza le risorse interne per reagire in fretta. <span class="claim">Per chi ha strutture ridotte, la prevenzione non è un costo: è la forma di assicurazione più economica che esista.</span></p>
<h2 data-rm-block-id="block-12">Il filo che unisce tutto: il fattore umano</h2>
<p data-rm-block-id="block-13">Consegna fasulla, finto ministero, riscatto: tre minacce diverse, un&#8217;unica leva. Tutte puntano sull&#8217;urgenza, sull&#8217;autorità apparente, sulla routine che ci fa cliccare senza pensare. La sicurezza, oggi, non è più solo una questione di firewall e antivirus. Quegli strumenti restano indispensabili, ma la prima linea di difesa si è spostata: è fatta di attenzione, di abitudini e di un secondo di esitazione prima di agire. È una buona notizia, in fondo, perché è terreno su cui chiunque può migliorare, senza bisogno di competenze tecniche avanzate.</p>
<h2 data-rm-block-id="block-14">Le abitudini che fanno la differenza</h2>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-15">Non aprire mai link ricevuti via SMS o email per &#8220;sbloccare&#8221; consegne, rimborsi o pagamenti: raggiungi il sito ufficiale digitando tu stesso l&#8217;indirizzo.</li>
<li data-rm-block-id="block-16">Diffida di qualsiasi messaggio che ti mette fretta o gioca sulla paura: l&#8217;urgenza è lo strumento di lavoro preferito dei truffatori.</li>
<li data-rm-block-id="block-17">Ricorda che nessun ente pubblico e nessun corriere chiede i dati della carta tramite un messaggio.</li>
<li data-rm-block-id="block-18">In azienda, tieni backup regolari, testati e scollegati dalla rete, e installa gli aggiornamenti senza rimandare.</li>
<li data-rm-block-id="block-19">Se un messaggio sembra provenire da un contatto noto ma ti chiede qualcosa di insolito, verifica su un canale diverso prima di rispondere.</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-20">Non si tratta di diventare diffidenti verso tutto, ma di riconoscere i pochi segnali che ricorrono in quasi ogni truffa. La differenza tra un incidente e un attacco sventato, molto spesso, non è una tecnologia in più: sono i cinque secondi di lucidità che ci prendiamo prima di cliccare. Nel 2026 la sicurezza si costruisce lì, nel gesto quotidiano di chi decide di fermarsi un istante a guardare meglio.</p>
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		<title>PagoPA &#8211; La truffa del SMS</title>
		<link>https://www.audita.tech/pagopa-truffa-sms/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 15:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
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	<h1>PagoPA &#8211; la truffa della «multa da pagare»</h1>
<p><em>«Se guardi a lungo nell’abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.»</em></p>
<p>— Friedrich Nietzsche</p>
<p>Vale lo stesso in rete. Se tu sei connesso, il mondo è connesso a te: e una minaccia che sembra riguardare “qualcun altro”, prima o poi, bussa alla porta di chiunque. La nuova <strong>truffa SEND</strong> lo dimostra bene.</p>
<p>Arriva un SMS. Sembra il tuo Comune, parla di una multa, ti invita a verificare. Tutto normale — se non fosse una truffa costruita per sembrare reale in ogni dettaglio. A lanciare l’allarme sono l’<strong>Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN)</strong> e il <strong>CSIRT Italia</strong>: una campagna di <strong>phishing via SMS</strong> che sfrutta il nome del <strong>Servizio Notifiche Digitali (SEND)</strong> e di <strong>pagoPA</strong> per far pagare sanzioni inesistenti e rubare i dati della carta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Quando il phishing diventa “amministrativo”</h3>
<p>Il messaggio segnala una presunta violazione del Codice della Strada legata alla tua targa e invita a consultare i dettagli tramite un link. Cliccando, si apre una pagina che riproduce un portale istituzionale, completa di logo SEND e dei riferimenti grafici di pagoPA. Vederli abbassa di colpo la diffidenza: sono piattaforme che la Pubblica Amministrazione usa davvero.</p>
<p>Da lì lo schema è guidato passo dopo passo: inserisci la <strong>targa</strong>, compare un verbale con velocità rilevata, data, importo e spese di notifica. Tutto “torna”. Ed è proprio questa coerenza a disinnescare i sospetti.</p>
<p>E&#8217; questa cari lettori è l&#8217;arte dell&#8217;ingegneria sociale, nata al tempo dai sofisti e mai invecchiata fino a giorni nostri. L&#8217;arte che ci permette di influire sul comportamento altrui.</p>
<h3>Il dettaglio che abbatte le difese: l’importo “giusto”</h3>
<p>Nel caso analizzato dal CSIRT la cifra richiesta è di circa <strong>44,40 euro</strong>, con tanto di “sconto” per il pagamento rapido. Non abbastanza alta da insospettire, non così bassa da sembrare irrilevante: plausibile. E lo sconto aggiunge l’urgenza che spinge a chiudere subito. La decisione diventa quasi automatica — ed è lì che la trappola scatta.</p>
<h3>Prima il dato, poi il denaro</h3>
<p>Prima del pagamento il sito raccoglie nome, indirizzo e contatti; solo alla fine chiede i <strong>dati della carta</strong>. Non è quindi la sola frode del momento: come avverte l’ACN, l’inserimento può portare a <strong>transazioni non autorizzate</strong> e al <strong>riuso dei dati su altre reti fraudolente</strong>. L’impatto non si esaurisce con quei 44 euro.</p>
<h3>Perché funziona: non è un problema di sistemi</h3>
<p>Questo attacco non sfrutta una falla informatica, ma la <strong>fiducia delle persone</strong>: la familiarità con i servizi digitali, la credibilità di marchi noti, una messa in scena senza le solite anomalie. Quando una frode diventa indistinguibile da un processo legittimo, il margine d’errore si riduce per chiunque — anche per chi si crede attento.</p>
<p>Anche perché, ed è bene ricordarlo, il phishing non punta agli stupidi ma si concentra su quell&#8217;attimo di disattenzione, che può capitare a chiunque.</p>
<p><strong><em>Non hackerano i sistemi: hackerano le persone.</em></strong></p>
<h3></h3>
<h3>I segnali e come difendersi</h3>
<p>Fermati un istante se noti uno di questi elementi:</p>
<ul>
<li>Un link per “verificare” o “pagare” ricevuto via SMS o e-mail, soprattutto se non atteso.</li>
<li>La richiesta di inserire la targa o dati personali per vedere una sanzione.</li>
<li>Un importo basso con sconto immediato che mette fretta.</li>
<li>Un indirizzo web simile ma non identico ai domini ufficiali.</li>
</ul>
<p>E ricorda il principio chiave: <strong>SEND non funziona così</strong>. Comunica solo tramite l’App IO, una PEC intestata al destinatario, i contatti della tua area personale o la posta cartacea — mai con un link che chiede la carta. Nel dubbio, non cliccare e verifica accedendo <strong>direttamente</strong> ai canali ufficiali.</p>
<p><strong>Il fattore umano resta il primo bersaglio.</strong></p>
<p>In Audita aiutiamo enti e aziende a rendere le persone parte attiva della sicurezza, con percorsi di <strong>Cyber Awareness</strong> e servizi di <strong>Cyber Defense</strong>. <a href="https://www.audita.tech/cyber-guru/">Scopri i nostri servizi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Attacco Cyber &#8211; Oracle Cloud</title>
		<link>https://www.audita.tech/attacco-cyber-oracle-cloud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 15:51:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
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	<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;"><strong>Oracle Cloud: 6 milioni di record esposti — cosa è successo davvero</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Un attore di minaccia ha sottratto credenziali SSO e chiavi LDAP da Oracle Cloud Infrastructure. Il vendor ha inizialmente negato tutto. I dati erano già in vendita online.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;"><strong>Cos&#8217;è successo</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">A fine marzo 2025 un attore di minaccia conosciuto come &#8220;rose87168&#8221; ha pubblicato su BreachForums la disponibilità di un dataset contenente milioni di record estrapolati dai sistemi Oracle Cloud. Il campione pubblicato includeva hash di password, file Java KeyStore (JKS), chiavi private di cifratura e credenziali LDAP/SSO associate a istanze Oracle Identity Manager.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Secondo la ricostruzione dei ricercatori di CloudSEK — una delle prime aziende di threat intelligence a pubblicare un&#8217;analisi tecnica dettagliata — l&#8217;attaccante avrebbe sfruttato la vulnerabilità CVE-2021-35587, una falla critica (CVSS 9.8) in Oracle Access Manager che consente l&#8217;accesso non autenticato tramite URL malformati. Questa vulnerabilità era nota dal 2021 e patchata da Oracle, ma evidentemente non applicata su alcuni endpoint esposti.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Oracle ha inizialmente risposto con una dichiarazione pubblica in cui negava qualsiasi breach: &#8220;No Oracle Cloud customers experienced a breach or lost any data&#8221;. Tuttavia, giornalisti di BleepingComputer hanno verificato in modo indipendente l&#8217;autenticità di alcuni record del campione contattando direttamente le aziende citate, che hanno confermato la corrispondenza con i loro dati reali.</p>
<blockquote class="ml-2 border-l-4 border-border-300/10 pl-4 text-text-300">
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-pre-wrap leading-&#091;1.7&#093;">&#8220;La negazione iniziale di Oracle ha complicato la risposta agli incidenti per centinaia di organizzazioni, che non sapevano se agire o attendere.&#8221; — Kevin Beaumont, ricercatore di sicurezza indipendente (aprile 2025)</p>
</blockquote>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;"><strong>La cronologia dell&#8217;incidente</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Fine marzo 2025 — L&#8217;attore &#8220;rose87168&#8221; pubblica il post su BreachForums con campioni di dati e richiede un pagamento per non diffondere l&#8217;intero dataset.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">2 aprile 2025 — Oracle rilascia una dichiarazione pubblica negando qualsiasi violazione dei sistemi cloud e dei dati dei clienti.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">4–7 aprile 2025 — BleepingComputer e CloudSEK confermano l&#8217;autenticità di record specifici. Alcune aziende riconoscono i propri dati nel campione pubblicato.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Metà aprile 2025 — Secondo report di BleepingComputer, Oracle avrebbe iniziato a notificare alcuni clienti in modo privato, descrivendo l&#8217;evento come breach di un &#8220;sistema legacy&#8221;.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Aprile–maggio 2025 — La CISA tiene monitorata la situazione. Diverse organizzazioni avviano procedure di incident response e rotazione delle credenziali compromesse.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;"><strong>Cosa contenevano i dati rubati</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Il dataset pubblicato includeva diverse categorie di informazioni sensibili. Secondo l&#8217;analisi tecnica di CloudSEK, erano presenti:</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Credenziali di autenticazione: hash di password (in formato bcrypt e altri), nomi utente e indirizzi email associati a tenant Oracle Identity Manager. Alcuni hash sono stati già tentati con attacchi offline.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Chiavi crittografiche: file Java KeyStore (JKS) contenenti certificati e chiavi private usati per la firma e la cifratura delle comunicazioni tra servizi Oracle. La compromissione di questi file può consentire attacchi di tipo man-in-the-middle o impersonificazione di servizi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Dati di configurazione LDAP: credenziali e parametri di connessione ai directory server aziendali. Questi dati sono particolarmente critici perché spesso consentono l&#8217;accesso a infrastrutture Active Directory on-premise tramite federated identity.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">La caratteristica più preoccupante non è il volume dei dati — è la qualità. Chiavi private e credenziali SSO offrono un punto d&#8217;ingresso diretto alle reti aziendali, non solo ai sistemi cloud.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;"><strong>La vulnerabilità alla base: CVE-2021-35587</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">La falla sfruttata è classificata con punteggio CVSS 9.8 (critico) e riguarda Oracle Access Manager, il componente responsabile della gestione delle identità e dell&#8217;autenticazione SSO in Oracle Fusion Middleware. La vulnerabilità consente a un attaccante remoto non autenticato di compromettere il sistema tramite l&#8217;invio di richieste HTTP appositamente costruite.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Oracle aveva rilasciato la patch nel Critical Patch Update di gennaio 2022. Tuttavia, la persistenza di sistemi non aggiornati — specialmente negli endpoint di Oracle Cloud esposti su Internet — ha reso possibile l&#8217;exploitation anche anni dopo. La CISA aveva già incluso questa CVE nel suo catalogo Known Exploited Vulnerabilities (KEV) nel novembre 2022, richiedendo alle agenzie federali statunitensi di applicare la patch entro tre settimane.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Fonti: CISA KEV Catalog · NVD/NIST CVE-2021-35587 · Oracle Critical Patch Update gennaio 2022 · BleepingComputer (aprile 2025) · CloudSEK (aprile 2025)</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;"><strong>Perché Oracle ha negato — e cosa ci insegna</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">La risposta iniziale di Oracle ha suscitato forte critica nella comunità di sicurezza. Secondo alcune interpretazioni, la dichiarazione aziendale sarebbe stata tecnicamente vera ma deliberatamente fuorviante: Oracle avrebbe qualificato il sistema compromesso come &#8220;Oracle Classic&#8221; — un ambiente legacy — e non come &#8220;Oracle Cloud Infrastructure&#8221; nel senso moderno del termine, consentendo così la negazione formale del breach.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Questo schema comunicativo — negare un breach attraverso distinzioni semantiche — è problematico perché ritarda la risposta degli utenti colpiti. Ogni ora in cui le credenziali compromesse rimangono attive aumenta il rischio di uso malevolo. Il GDPR impone alle organizzazioni europee che abbiano subito la compromissione di dati personali di notificare l&#8217;autorità competente entro 72 ore dall&#8217;accertamento.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;"><strong>Il quadro più ampio: cloud e falsa percezione di sicurezza</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Il breach Oracle non è un caso isolato. Nel 2024, secondo l&#8217;IBM X-Force Threat Intelligence Index 2025, il 30% di tutti gli incidenti analizzati ha riguardato ambienti cloud. Il vettore più comune rimane il furto di credenziali, seguito dallo sfruttamento di vulnerabilità note non patchate.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-&#091;1.7&#093;">Il modello di responsabilità condivisa del cloud — in cui il provider garantisce la sicurezza dell&#8217;infrastruttura sottostante, ma il cliente è responsabile della configurazione, della gestione delle identità e del patching — richiede che entrambe le parti facciano la loro parte. Quando un provider nega o minimizza un incidente, rompe questo patto fiduciario e trasferisce un rischio inaccettabile agli utenti.</p>
</div>




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		<title>Cybersecurity 2026 &#8211; AI fuori controllo?</title>
		<link>https://www.audita.tech/cybersecurity-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.audita.tech/?p=593</guid>

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	<p><strong>Cybersecurity 2026: tra AI fuori controllo, vulnerabilità critiche e summit a Roma — cosa sta davvero succedendo</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-2">La cybersecurity entra in una nuova fase critica. Tra eventi istituzionali, report allarmanti e vulnerabilità concrete, il 2026 segna un punto di svolta: <strong>l’intelligenza artificiale non è più solo una risorsa, ma anche un rischio sistemico</strong>.</p>
<p data-rm-block-id="block-3"><strong>Roma al centro della cyber defence: torna il Summit ANGI</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-4">Il 14 e 15 aprile 2026 Roma ospita la VI edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit, evento nazionale dedicato a <strong>cyber defence e innovazione</strong>.</p>
<p data-rm-block-id="block-5">Il summit riunisce istituzioni, industria e mondo della ricerca per affrontare un tema sempre più centrale: <strong>la sicurezza digitale come pilastro della resilienza del Paese</strong>.</p>
<p data-rm-block-id="block-6">Al centro del dibattito tre direttrici strategiche:</p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-7">Intelligenza artificiale per la prevenzione</li>
<li data-rm-block-id="block-8">Cybersecurity per la protezione delle infrastrutture</li>
<li data-rm-block-id="block-9">Tecnologie avanzate (incluse quelle legate alla space economy)</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-10">Il messaggio è chiaro: senza integrazione tra innovazione e difesa, la sovranità tecnologica è a rischio.</p>
<p data-rm-block-id="block-11"><strong>IBM lancia l’allarme: l’AI è la nuova frontiera del rischio cyber</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-12">Parallelamente, i dati del report IBM confermano uno scenario preoccupante:<br />
&#8211; <strong>il 97% dei sistemi AI compromessi non ha adeguati controlli di accesso</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-13">Non solo:</p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-14">La “shadow AI” aumenta i danni medi di una violazione di circa <strong>670.000 dollari</strong></li>
<li data-rm-block-id="block-15">Meno della metà<strong> delle aziende italiane</strong> ha policy per gestire l’AI</li>
<li data-rm-block-id="block-16">Gli attacchi che sfruttano AI (phishing, deepfake) sono in crescita</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-17">Il paradosso è evidente:<br />
&#8211; l’AI accelera la difesa, ma <strong>se non governata crea nuove superfici d’attacco</strong>.</p>
<p data-rm-block-id="block-18"><strong>Vulnerabilità reali: IBM corre ai ripari su sistemi critici</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-19">Il rischio non è teorico. IBM ha recentemente segnalato vulnerabilità gravi nei sistemi <strong><em>Verify Identity Access </em>e <em>Security Verify Access</em></strong>.</p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-20">Possibile <strong>esecuzione di codice remoto</strong></li>
<li data-rm-block-id="block-21">Escalation dei privilegi fino al livello root</li>
<li data-rm-block-id="block-22">Accesso a dati sensibili e compromissione completa dei sistemi</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-23">Alcune falle hanno raggiunto livelli di criticità elevati (CVSS fino a 9.3), rendendo necessario l’aggiornamento immediato dei sistemi.</p>
<p data-rm-block-id="block-24"><strong>Il vero problema: l’innovazione corre più veloce della sicurezza</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-25">Dalle evidenze emerge un filo conduttore unico:</p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-26">I summit discutono strategie</li>
<li data-rm-block-id="block-27">I report segnalano rischi crescenti</li>
<li data-rm-block-id="block-28">Le vulnerabilità dimostrano impatti concreti</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-29">Ma il <em>gap</em> resta: <strong>l’adozione dell’AI sta superando la capacità di controllo e governance</strong>.</p>
<p data-rm-block-id="block-30">Questo “debito di sicurezza” espone aziende e istituzioni a:</p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-31">violazioni su larga scala</li>
<li data-rm-block-id="block-32">interruzioni operative</li>
<li data-rm-block-id="block-33">perdita di proprietà intellettuale</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-34"><strong>Conclusione: la cybersecurity entra nell’era dell’AI (e non è più opzionale)</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-35">Il 2026 segna un cambio di paradigma:<br />
la cybersecurity non è più solo difesa IT, ma <strong>leva strategica nazionale e aziendale</strong>.</p>
<p data-rm-block-id="block-36">Tra summit, vulnerabilità e dati IBM, il messaggio è uno solo:<br />
<strong>chi non governa l’AI, diventa il prossimo bersaglio.</strong></p>
</div>




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		<title>Licenziata per Phishing</title>
		<link>https://www.audita.tech/licenziata-per-phishing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 10:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.audita.tech/?p=570</guid>

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										<content:encoded><![CDATA[<p data-rm-block-id="block-1">
		<div id="fws_6a92ebe06e364"  data-column-margin="default" data-midnight="dark"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row"  style="padding-top: 0px; padding-bottom: 0px; "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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	<h2 data-section-id="16wp3ml" data-start="146" data-end="237" data-rm-block-id="block-2">Phishing, errore umano e licenziamento: cosa cambia davvero dopo la Cassazione 3263/2026</h2>
<p data-start="239" data-end="485" data-rm-block-id="block-3">La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 3263 del 13 febbraio 2026 non è solo una pronuncia su un caso specifico, ma un segnale chiaro di evoluzione nel modo in cui vengono interpretati i rischi digitali all’interno delle organizzazioni.</p>
<p data-start="487" data-end="752" data-rm-block-id="block-4">Per la prima volta in modo così netto, viene affermato un principio destinato a far discutere: anche nel contesto delle truffe informatiche, il dipendente può essere ritenuto direttamente responsabile, fino al punto di legittimare un licenziamento per giusta causa se vi sono i presupposti di contesto adeguati.</p>
<p data-start="754" data-end="850" data-rm-block-id="block-5">Ma il vero tema non è il phishing in sé. È il ruolo del fattore umano nella sicurezza aziendale.</p>
<hr data-start="852" data-end="855" data-rm-block-id="block-6" />
<h3 data-section-id="74v0n2" data-start="857" data-end="893" data-rm-block-id="block-7">Non più solo “rischio d’impresa”</h3>
<p data-start="895" data-end="1196" data-rm-block-id="block-8">Tradizionalmente, gli incidenti legati alla sicurezza informatica venivano ricondotti quasi esclusivamente al cosiddetto “rischio d’impresa”. In altre parole, era l’azienda a dover prevenire, gestire e assorbire le conseguenze di attacchi e frodi, attraverso strumenti tecnici, procedure e formazione.</p>
<p data-start="1198" data-end="1248" data-rm-block-id="block-9">La decisione della Cassazione rompe questo schema.</p>
<p data-start="1250" data-end="1512" data-rm-block-id="block-10">Senza negare la responsabilità organizzativa, i giudici introducono un elemento ulteriore: il comportamento individuale del lavoratore diventa parte integrante del sistema di sicurezza. Non più semplice “anello debole”, ma soggetto attivo, con obblighi concreti.</p>
<p data-start="1514" data-end="1643" data-rm-block-id="block-11">Questo spostamento ha implicazioni importanti: la sicurezza non è più solo una questione di infrastruttura, ma anche di condotta.</p>
<hr data-start="1645" data-end="1648" data-rm-block-id="block-12" />
<h3 data-section-id="mr0cz9" data-start="1650" data-end="1688" data-rm-block-id="block-13">Quando l’errore diventa negligenza</h3>
<p data-start="1690" data-end="1774" data-rm-block-id="block-14">Uno degli aspetti più delicati riguarda la linea di confine tra errore e negligenza.</p>
<p data-start="1776" data-end="2015" data-rm-block-id="block-15">Cadere vittima di phishing, di per sé, non è sufficiente a giustificare un licenziamento. Ciò che rileva è la qualità del comportamento tenuto dal dipendente e del suo ruolo in azienda. La Corte, infatti, non punisce l’evento, ma la modalità con cui si è verificato.</p>
<p data-start="2017" data-end="2230" data-rm-block-id="block-16">Nel caso esaminato, alcuni elementi hanno avuto un peso determinante: la presenza di segnali anomali facilmente riconoscibili, la natura dell’operazione (un bonifico significativo) e l’assenza di verifiche minime, quest&#8217;ultime legate non solo alla cosiddetta igiene informatica ma proprio al ruolo della collaboratrice.</p>
<p data-start="2232" data-end="2332" data-rm-block-id="block-17">In questo contesto, l’errore non è stato considerato inevitabile, ma evitabile. E quindi imputabile.</p>
<p data-start="2334" data-end="2570" data-rm-block-id="block-18">È qui che si inserisce il concetto di “diligenza professionale”, che non è astratto ma calibrato sul ruolo: maggiore è la responsabilità (ad esempio in ambito amministrativo o finanziario), maggiore è il livello di attenzione richiesto.</p>
<hr data-start="2572" data-end="2575" data-rm-block-id="block-19" />
<h3 data-section-id="wxfvq2" data-start="2577" data-end="2644" data-rm-block-id="block-20">Il punto più controverso: la formazione non basta (e non salva)</h3>
<p data-start="2646" data-end="2740" data-rm-block-id="block-21">Uno dei passaggi più discussi della pronuncia riguarda l’irrilevanza della mancata formazione.</p>
<p data-start="2742" data-end="3003" data-rm-block-id="block-22">La Corte afferma, in sostanza, che l’assenza di training specifico sul phishing non esonera il dipendente da responsabilità, soprattutto se ricopre un ruolo qualificato. Ci si aspetta comunque una capacità minima di riconoscere anomalie e di attivare verifiche.</p>
<p data-start="3005" data-end="3044" data-rm-block-id="block-23">Questo punto apre scenari interessanti.</p>
<p data-start="3046" data-end="3300" data-rm-block-id="block-24">Da un lato, evita che la responsabilità venga automaticamente scaricata sull’azienda in caso di carenze formative. Dall’altro, però, impone una riflessione: fino a che punto è realistico aspettarsi competenze “implicite” in materia di sicurezza digitale?</p>
<p data-start="3302" data-end="3507" data-rm-block-id="block-25">Per le aziende, questo non significa che la formazione perda valore. Al contrario, diventa ancora più strategica, non solo come misura preventiva, ma anche come elemento difensivo in eventuali contenziosi.</p>
<hr data-start="3509" data-end="3512" data-rm-block-id="block-26" />
<h3 data-section-id="1sgpdf4" data-start="3514" data-end="3573" data-rm-block-id="block-27">Cybersecurity e diritto del lavoro: un nuovo equilibrio</h3>
<p data-start="3575" data-end="3752" data-rm-block-id="block-28">Questa pronuncia si inserisce in un contesto più ampio, in cui la cybersecurity sta uscendo dal perimetro esclusivamente tecnico per entrare in quello organizzativo e giuridico.</p>
<p data-start="3754" data-end="4036" data-rm-block-id="block-29">Negli ultimi anni, normative europee e standard internazionali (come NIS2 o ISO 27001) hanno già sottolineato l’importanza della governance e dei comportamenti umani. La Cassazione sembra allinearsi a questa visione, traducendola però in conseguenze concrete sul piano disciplinare.</p>
<p data-start="4038" data-end="4074" data-rm-block-id="block-30">Si delinea così un nuovo equilibrio:</p>
<ul data-start="4076" data-end="4224">
<li data-section-id="1j880v7" data-start="4076" data-end="4148" data-rm-block-id="block-31">l’azienda deve predisporre strumenti, procedure e controlli adeguati</li>
<li data-section-id="4evsog" data-start="4149" data-end="4224" data-rm-block-id="block-32">il dipendente deve agire con consapevolezza, prudenza e spirito critico</li>
</ul>
<p data-start="4226" data-end="4289" data-rm-block-id="block-33">Quando uno di questi elementi viene meno, il sistema si espone.</p>
<hr data-start="4291" data-end="4294" data-rm-block-id="block-34" />
<h3 data-section-id="zurkt0" data-start="4296" data-end="4332" data-rm-block-id="block-35">Il vero messaggio per le aziende</h3>
<p data-start="4334" data-end="4421" data-rm-block-id="block-36">Ridurre questa decisione a un semplice “via libera ai licenziamenti” sarebbe un errore.</p>
<p data-start="4423" data-end="4617" data-rm-block-id="block-37">Il punto centrale è un altro: il fattore umano non può più essere considerato una variabile imprevedibile da gestire solo con la tecnologia. Deve essere governato, integrato e responsabilizzato.</p>
<p data-start="4619" data-end="4651" data-rm-block-id="block-38">Questo significa, concretamente:</p>
<ul data-start="4653" data-end="4941">
<li data-section-id="13jvwk1" data-start="4653" data-end="4719" data-rm-block-id="block-39">costruire processi di verifica chiari per operazioni sensibili</li>
<li data-section-id="16tmr07" data-start="4720" data-end="4790" data-rm-block-id="block-40">ridurre la dipendenza da singoli individui (segregation of duties)</li>
<li data-section-id="vkkoc9" data-start="4791" data-end="4873" data-rm-block-id="block-41">promuovere una cultura aziendale in cui il dubbio è legittimo, non penalizzato</li>
<li data-section-id="162odrj" data-start="4874" data-end="4941" data-rm-block-id="block-42">affiancare alla formazione tecnica anche quella comportamentale</li>
</ul>
<hr data-start="4943" data-end="4946" data-rm-block-id="block-43" />
<h3 data-section-id="1m5qhq8" data-start="4948" data-end="4963" data-rm-block-id="block-44">Conclusione</h3>
<p data-start="4965" data-end="5045" data-rm-block-id="block-45">La Cassazione 3263/2026 segna un passaggio culturale prima ancora che giuridico.</p>
<p data-start="5047" data-end="5316" data-rm-block-id="block-46">Nell’era delle truffe digitali sempre più sofisticate, non basta più difendere i sistemi: è necessario responsabilizzare le persone. Ma responsabilità non significa colpa automatica — significa consapevolezza del proprio ruolo all’interno di un ecosistema di sicurezza.</p>
<p data-start="5318" data-end="5487" data-rm-block-id="block-47">La cybersecurity, oggi, è fatta di tecnologia, processi e persone. E ignorare uno di questi elementi non è più sostenibile — né sul piano operativo, né su quello legale.</p>
<p data-rm-block-id="block-48">
</div>




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		<item>
		<title>La Sicurezza delle Comunicazioni: dalla Crittografia end-to-end alla Fiducia Digitale</title>
		<link>https://www.audita.tech/comunicazioni-sicurezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 14:58:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
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	<p>Ogni giorno miliardi di messaggi, file e videoconferenze attraversano reti pubbliche e private. Whatsapp, Google Meet, Zoom e Teams sono solo alcuni degli esempi di come la comunicazione, aziendale e non, sia migrata dall&#8217;analogico al digitale.</p>
<p data-rm-block-id="block-2">Ma quante di queste comunicazioni sono davvero sicure?<br />
Nel 2026, la <strong>fiducia digitale</strong> è diventata una componente essenziale delle relazioni aziendali: clienti, partner e fornitori si aspettano che i dati scambiati siano protetti non solo da password, ma da architetture di sicurezza integrate e trasparenti.</p>
<p data-rm-block-id="block-3"><strong>Crittografia end-to-end: il nuovo standard</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-4">Un tempo associata alle app di messaggistica privata, la <strong>crittografia end-to-end (E2E)</strong> è oggi uno standard anche per le piattaforme aziendali.<br />
Questo approccio garantisce che solo mittente e destinatario possano leggere i contenuti, impedendo a terzi — compresi i provider di servizio — di accedere ai dati in transito.<br />
Adottarla significa rafforzare la <strong>riservatezza</strong> e prevenire fughe di informazioni, un rischio sempre più frequente nel lavoro ibrido.</p>
<p data-rm-block-id="block-5"><strong>Collaborazione e rischio: il lato invisibile della produttività</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-6">Strumenti di collaboration, cloud sharing e videoconferenza hanno reso le imprese più agili, ma anche più esposte.<br />
Ogni link condiviso o file sincronizzato può diventare una potenziale falla di sicurezza.<br />
La protezione dei dati nelle comunicazioni aziendali deve quindi basarsi su un mix di:</p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-7">crittografia severa ma automatica,</li>
<li data-rm-block-id="block-8">gestione centralizzata delle chiavi crittografiche,</li>
<li data-rm-block-id="block-9">controllo dei dispositivi e delle identità digitali.</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-10">Solo così la produttività non entra in conflitto con la sicurezza.</p>
<p data-rm-block-id="block-11"><strong>Fiducia digitale e reputazione aziendale</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-12">Oggi la <strong>fiducia</strong> è il vero capitale competitivo.<br />
Un singolo incidente di sicurezza può compromettere anni di lavoro, influenzando relazioni commerciali e reputazione del brand.<br />
Le aziende più lungimiranti stanno costruendo un ecosistema di <strong>trust digitale</strong>, dove ogni comunicazione è verificabile, tracciabile e protetta.<br />
In questo scenario, la sicurezza non è più un costo, ma un investimento strategico per mantenere credibilità e continuità.</p>
<p data-rm-block-id="block-13"><strong>Normative e responsabilità</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-14">Con l’arrivo di nuove regolamentazioni — dal <strong>GDPR</strong> alla <strong>NIS2</strong>, fino al <strong>Digital Operational Resilience Act (DORA)</strong> per il settore finanziario — le imprese devono dimostrare di avere processi di sicurezza robusti e documentabili.<br />
La protezione dei canali di comunicazione entra così ufficialmente nel perimetro della <strong>compliance aziendale</strong>.</p>
<p data-rm-block-id="block-15"><b>In Sintesi</b></p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-16">La <strong>crittografia end-to-end</strong> è oggi uno standard anche per il B2B.</li>
<li data-rm-block-id="block-17">La sicurezza deve bilanciare produttività e riservatezza.</li>
<li data-rm-block-id="block-18">La <strong>fiducia digitale</strong> diventa un vantaggio competitivo.</li>
<li data-rm-block-id="block-19">Le nuove normative impongono tracciabilità e protezione dei flussi informativi.</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-20">Trasforma i dati in decisioni migliori.</p>
<p data-rm-block-id="block-21"><strong>Audita</strong> ti affianca con Risk Assessment, Audit, ISO27001.</p>
<p data-rm-block-id="block-22">Guida l’innovazione in modo responsabile →<strong> www.audita.tech</strong></p>
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		<title>Automazione intelligente: quando l’AI incontra i processi aziendali</title>
		<link>https://www.audita.tech/processi-aziendali-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 11:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
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	<p>L’automazione non è più un concetto futuristico, ma una realtà che trasforma il modo in cui le aziende lavorano, decidono e crescono.<br />
Oggi, grazie all’Intelligenza Artificiale, i sistemi non si limitano più a eseguire ordini: <strong>imparano</strong>, <strong>adattano</strong> e <strong>ottimizzano</strong> i processi in tempo reale.<br />
Il risultato? Meno errori, maggiore efficienza e decisioni più consapevoli.</p>
<p data-rm-block-id="block-2"><strong>Dall’automazione tradizionale all’automazione cognitiva</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-3">La <strong>Robotic Process Automation (RPA)</strong> ha aperto la strada, automatizzando attività ripetitive come la gestione di fatture, report o inserimenti dati.<br />
Ora, l’AI porta tutto questo a un livello superiore: algoritmi di machine learning e sistemi di Natural Language Processing consentono ai processi di <strong>ragionare</strong>, <strong>apprendere dai dati</strong> e <strong>adattarsi al contesto</strong>.<br />
È la nascita dell’<strong>automazione intelligente</strong>, dove la macchina non solo esegue, ma anche <em>decide come eseguire</em>.</p>
<p data-rm-block-id="block-4"><strong>Efficienza e valore umano</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-5">Contrariamente a quanto si pensa, l’automazione non elimina il contributo umano: lo <strong>potenzia</strong>.<br />
Le persone vengono liberate da compiti ripetitivi per concentrarsi su attività di analisi, relazione e innovazione.<br />
Il vero valore nasce dalla <strong>collaborazione uomo-macchina</strong>, dove l’AI diventa un assistente capace di amplificare le capacità del team.</p>
<p data-rm-block-id="block-6"><strong>Sfide di governance e integrazione</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-7">Introdurre automazione intelligente richiede una <strong>strategia chiara</strong>.<br />
Senza un disegno complessivo, il rischio è creare silos tecnologici e flussi disallineati.<br />
Ecco perché le aziende più mature stanno adottando approcci di:</p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-8"><strong>AI governance</strong> (chi controlla, misura e aggiorna gli algoritmi);</li>
<li data-rm-block-id="block-9"><strong>integrazione sicura</strong> con i sistemi legacy e i dati aziendali;</li>
<li data-rm-block-id="block-10"><strong>monitoraggio continuo</strong> dei risultati e dei rischi operativi.</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-11">Automatizzare in modo intelligente significa pianificare, non improvvisare.</p>
<p data-rm-block-id="block-12"><strong>ROI e cultura dell’innovazione</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-13">Oltre al risparmio di tempo e costi, l’automazione genera un impatto culturale: trasforma la mentalità aziendale.<br />
Le organizzazioni che investono in AI e automazione sviluppano una cultura <strong>data-driven</strong>, più rapida nelle decisioni e più resiliente ai cambiamenti.<br />
Il ritorno sull’investimento non è solo economico, ma anche organizzativo: più agilità, meno errori, maggiore qualità del servizio.</p>
<p data-rm-block-id="block-14"><strong> In Sintesi</strong></p>
<ul>
<li data-rm-block-id="block-15">L’AI trasforma l’automazione da esecuzione a <strong>intelligenza operativa</strong>.</li>
<li data-rm-block-id="block-16">Il vero valore nasce dalla collaborazione <strong>umano + macchina</strong>.</li>
<li data-rm-block-id="block-17">Governance e integrazione sono fondamentali per evitare rischi e inefficienze.</li>
<li data-rm-block-id="block-18">L’automazione intelligente migliora non solo i processi, ma anche la cultura aziendale.</li>
</ul>
<p data-rm-block-id="block-19"><strong>Rafforza la tua resilienza digitale.</strong></p>
<p data-rm-block-id="block-20"><strong>Audita</strong> offre Vulnerability Assessment, Risk Assessment, ISO 27001/22301, NIS2 e programmi di formazione per una sicurezza completa.</p>
<p data-rm-block-id="block-21">Proteggi davvero la tua organizzazione → www.audita.tech</p>
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		<title>OSINT &#8211; L&#8217;intelligence online</title>
		<link>https://www.audita.tech/osint-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 09:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.audita.tech/?p=484</guid>

					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
		<div id="fws_6a92ebe0747a0"  data-column-margin="default" data-midnight="dark"  class="wpb_row vc_row-fluid vc_row"  style="padding-top: 0px; padding-bottom: 0px; "><div class="row-bg-wrap" data-bg-animation="none" data-bg-animation-delay="" data-bg-overlay="false"><div class="inner-wrap row-bg-layer" ><div class="row-bg viewport-desktop"  style=""></div></div></div><div class="row_col_wrap_12 col span_12 dark left">
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	<h3 data-start="383" data-end="478">Quando le informazioni pubbliche proteggono… oppure mettono a rischio persone e istituzioni</h3>
<p data-start="480" data-end="963">L’OSINT (Open-Source Intelligence) è l’attività di raccolta e analisi di informazioni disponibili pubblicamente: dai social media agli archivi istituzionali, dai dati di geolocalizzazione alle immagini e ai metadati. Ben gestito, l’OSINT è uno strumento fondamentale per la <strong data-start="754" data-end="800">sicurezza nazionale, aziendale e personale</strong>. Tuttavia, l&#8217;utilizzo di fonti online richiede attenzione poiché la natura “pubblica” può renderle vulnerabili a abusi che compromettono <strong data-start="907" data-end="960">privacy, diritti fondamentali e libertà di stampa</strong>. Inoltre, l’accesso a informazioni online può influenzare le dinamiche sociali in modi imprevedibili.</p>
<hr data-start="965" data-end="968" />
<h2 data-start="970" data-end="1045"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f1ee-1f1f9.png" alt="🇮🇹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Caso Fanpage: spionaggio digitale e sorveglianza contro giornalisti</h2>
<p data-start="1047" data-end="1686">Negli ultimi mesi, il panorama italiano ed europeo è stato scosso da un grave episodio di <strong data-start="1137" data-end="1199">spyware militare utilizzato contro giornalisti e attivisti</strong>. Attraverso notifiche ufficiali inviate da WhatsApp/Meta, è emerso che <strong data-start="1271" data-end="1422">il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato, insieme ad altri cronisti e attivisti, è stato preso di mira da uno spyware denominato “Graphite”</strong>. Lo spyware, classificato come <strong data-start="1454" data-end="1506">software di sorveglianza avanzata a “zero-click”</strong>, è stato prodotto dalla società Paragon Solutions e ha la capacità di compromettere smartphone senza alcuna interazione da parte dell’utente.</p>
<p data-start="1686" data-end="1700">È importante considerare come l&#8217;informazione online possa essere utilizzata in contesti di sicurezza.</p>
<p data-start="1688" data-end="2043">Successivamente, è stato confermato da fonti indipendenti come <strong data-start="1751" data-end="1804">Citizen Lab e il Committee to Protect Journalists</strong> che almeno <strong data-start="1816" data-end="1900">un secondo giornalista di Fanpage è stato anch’esso colpito da tecnologie simili</strong>, aumentando le preoccupazioni sulla diffusione di tali strumenti in ambiti non strettamente legittimati.</p>
<p data-start="2045" data-end="2359">Organizzazioni internazionali per la difesa della libertà di stampa hanno <strong data-start="2119" data-end="2177">chiesto trasparenza alle autorità nazionali ed europee</strong> e sottolineato l’importanza di garantire che nessuno – tantomeno cronisti impegnati nell’inchiesta – sia sottoposto a sorveglianza illegittima.</p>
<p data-start="2361" data-end="2591">Questo caso rappresenta non solo una vulnerabilità tecnologica ma anche una <strong data-start="2437" data-end="2485">questione di tutela dei diritti fondamentali</strong>, in cui OSINT e strumenti connessi sono stati potenzialmente strumentalizzati oltre il loro uso previsto.</p>
<p data-start="2485" data-end="2500">In un mondo sempre più connesso, l&#8217;informazione disponibile online può rivelarsi fondamentale per la sicurezza collettiva.</p>
<hr data-start="2593" data-end="2596" />
<h2 data-start="2598" data-end="2644">OSINT: potenzialità e rischi documentati</h2>
<h3 data-start="2646" data-end="2664">Opportunità</h3>
<p data-start="2665" data-end="2727">L’OSINT è utilizzato da enti pubblici e forze dell’ordine per:</p>
<ul data-start="2728" data-end="2923">
<li data-start="2728" data-end="2793">
<p data-start="2730" data-end="2793">monitorare fenomeni complessi di sicurezza interna ed esterna</p>
</li>
<li data-start="2794" data-end="2875">
<p data-start="2796" data-end="2875">integrare indagini giudiziarie e operative con dati pubblicamente disponibili</p>
</li>
<li data-start="2876" data-end="2923">
<p data-start="2878" data-end="2923">analizzare trend geopolitici e minacce ibride</p>
</li>
</ul>
<h3 data-start="2925" data-end="2947">Rischi concreti</h3>
<p data-start="2948" data-end="2984">Tra le principali aree di criticità:</p>
<p data-start="2986" data-end="3223"><strong data-start="2986" data-end="3024">1. Identificazione e tracciamento:</strong><br data-start="3024" data-end="3027" />L’incrocio di immagini, metadati e localizzazione può rivelare abitudini e spostamenti di individui, esponendo persone pubbliche, giornalisti o funzionari a rischi di sorveglianza non autorizzata.</p>
<p data-start="3223" data-end="3240">L&#8217;identificazione delle persone può avvenire attraverso la raccolta di dati online, rendendo necessaria una vigilanza continua.</p>
<p data-start="3225" data-end="3413"><strong data-start="3225" data-end="3254">2. Profilazione avanzata:</strong><br data-start="3254" data-end="3257" />Dati disponibili online possono essere combinati per creare profili completi, usati per campagne di phishing, attacchi mirati o manipolazioni psicografiche.</p>
<p data-start="3413" data-end="3430">La profilazione avanzata richiede un&#8217;analisi attenta dei dati disponibili online, per evitare conseguenze indesiderate.</p>
<p data-start="3415" data-end="3789"><strong data-start="3415" data-end="3453">3. Minacce alla libertà di stampa:</strong><br data-start="3453" data-end="3456" />Come evidenziato nel caso Fanpage, strumenti di sorveglianza sofisticati possono compromettere le comunicazioni di cronisti e fonti, minacciando la protezione delle fonti e la libertà di informazione, diritti riconosciuti anche nei principi internazionali di tutela della libertà di espressione.</p>
<hr data-start="3791" data-end="3794" />
<h2 data-start="3796" data-end="3854">Audita e il ruolo della sicurezza nelle istituzioni</h2>
<p data-start="3856" data-end="4367"><strong data-start="3856" data-end="3873">Audita S.r.l.</strong>, con sede a Ferrara, opera nel settore della <strong data-start="3919" data-end="3961">consulenza informatica e cybersecurity</strong>, con servizi dedicati alla <strong data-start="3989" data-end="4086">protezione dei dati, sicurezza delle infrastrutture digitali e difesa da minacce informatiche</strong>. La società supporta enti pubblici e organizzazioni nella gestione delle vulnerabilità, nella <strong data-start="4181" data-end="4242">progettazione di sistemi conformi alle norme di sicurezza</strong> (es. ISO 27001) e nelle attività di <strong data-start="4279" data-end="4328">digital forensics in contesti civili e penali</strong>.</p>
<p data-start="4369" data-end="4747">In un contesto in cui la <strong data-start="4394" data-end="4444">compliance normativa e la tutela della privacy</strong> sono priorità per le Pubbliche Amministrazioni, il contributo di esperti in sicurezza delle informazioni – in linea con i requisiti del <strong data-start="4581" data-end="4629">Garante per la protezione dei dati personali</strong> e delle direttive europee – diventa fondamentale per mitigare i rischi connessi a OSINT e tecnologie di sorveglianza.</p>
<hr data-start="4749" data-end="4752" />
<h2 data-start="4754" data-end="4799">Conclusioni e raccomandazioni per le PA</h2>
<p data-start="4801" data-end="4998">L’OSINT non è di per sé né “buono” né “cattivo”: è un insieme di tecniche che, se impiegate responsabilmente, arricchiscono le capacità di analisi e protezione di enti pubblici e privati. Tuttavia:</p>
<p data-start="4998" data-end="5010">Il monitoraggio delle risorse online deve avvenire con attenzione per rispettare i diritti individuali.</p>
<ul data-start="5000" data-end="5408">
<li data-start="5000" data-end="5100">
<p data-start="5002" data-end="5100">è essenziale <strong data-start="5015" data-end="5061">garantire trasparenza e legittimità legale</strong> nell’uso di strumenti di sorveglianza;</p>
</li>
<li data-start="5101" data-end="5248">
<p data-start="5103" data-end="5248">le amministrazioni devono <strong data-start="5129" data-end="5247">aggiornare policy di sicurezza delle informazioni, protezione dei dati personali e gestione delle minacce digitali</strong>;</p>
</li>
<li data-start="5249" data-end="5408">
<p data-start="5251" data-end="5408">è fondamentale adottare sistemi di <strong data-start="5286" data-end="5323">risk assessment e audit periodici</strong> per verificare l’esposizione delle organizzazioni alle vulnerabilità OSINT-derivate.</p>
<p data-start="5408" data-end="5420">La sicurezza delle informazioni online è una priorità per le istituzioni di oggi.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="5410" data-end="5613"><strong data-start="5413" data-end="5613">Audita</strong> <em>è disponibile a collaborare con enti pubblici per sviluppare strategie di sicurezza informativa, supportare compliance normativa e rafforzare la resilienza contro minacce digitali avanzate.</em></p>
</div>




			</div> 
		</div>
	</div> 
</div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cloud, edge e sovranità digitale: dove vanno i dati?</title>
		<link>https://www.audita.tech/cloud-edge-e-sovranita-digitale-dove-vanno-i-dati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Audita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 15:41:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
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	<p>Il cloud non è più una novità, ma una realtà consolidata. Eppure, nel 2026, la domanda più importante non è più <em>se</em> spostare i dati nel cloud, ma <em>dove</em> farlo — e <em>a chi affidarsi</em>.<br />
Con l’ascesa di nuove tecnologie come <strong>edge computing</strong> e l’attenzione crescente alla <strong>sovranità digitale</strong>, le aziende europee stanno ripensando completamente il modo in cui gestiscono e proteggono le proprie informazioni.</p>
<p><strong>Dal cloud al cloud distribuito</strong></p>
<p>Negli ultimi anni, il cloud è passato da modello centralizzato a ecosistema distribuito.<br />
Le imprese combinano infrastrutture pubbliche, private e ibride per bilanciare flessibilità, controllo e sicurezza.<br />
Questo approccio “multi-cloud” permette di ottimizzare i costi e le prestazioni, ma apre anche nuove sfide: interoperabilità, governance dei dati e controllo degli accessi.<br />
La domanda non è più solo <em>quanto costa il cloud</em>, ma <em>quanto è affidabile e conforme</em>.</p>
<p><strong>L’edge computing: il cloud che si avvicina</strong></p>
<p>Con la crescita dell’IoT e dei sistemi connessi, nasce la necessità di elaborare i dati <strong>vicino alla loro origine</strong>.<br />
È qui che entra in gioco l’<strong>edge computing</strong>: una rete di nodi intelligenti che riduce la latenza e migliora la sicurezza, elaborando le informazioni localmente prima di inviarle al cloud centrale.<br />
Per i settori industriali, sanitari e logistici, questa architettura rappresenta un vantaggio competitivo in termini di velocità e riservatezza.</p>
<p><strong>Sovranità digitale: l’Europa reagisce</strong></p>
<p>L’Unione Europea ha lanciato diverse iniziative per garantire la <strong>sovranità digitale</strong>, ossia il diritto di cittadini e aziende europee di controllare i propri dati.<br />
Progetti come <strong>GAIA-X</strong> e le normative <strong>GDPR</strong> e <strong>NIS2</strong> mirano a creare un’infrastruttura cloud sicura, trasparente e conforme agli standard europei.<br />
In questo scenario, le aziende devono scegliere con attenzione i propri provider, verificando dove vengono archiviati i dati e sotto quale giurisdizione legale ricadono.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Governare la complessità</strong></p>
<p>Gestire ambienti cloud e edge multipli richiede <strong>una governance chiara</strong>, che definisca:</p>
<ul>
<li>chi ha accesso ai dati e in quali condizioni,</li>
<li>come vengono monitorate le piattaforme,</li>
<li>quali procedure di sicurezza e continuità operativa sono in atto.</li>
</ul>
<p>Le organizzazioni più mature trattano il cloud non come un servizio, ma come un <strong>pilastro strategico della propria resilienza digitale</strong>.</p>
<p><strong>In Sintesi</strong></p>
<ul>
<li>Le aziende si muovono verso modelli <strong>multi-cloud</strong> e <strong>edge computing</strong>.</li>
<li>Cresce l’importanza della <strong>sovranità digitale europea</strong> e della trasparenza dei provider.</li>
<li>Serve una governance dei dati solida e coerente con le normative <strong>GDPR</strong> e <strong>NIS2</strong>.</li>
<li>Il cloud non è più solo tecnologia: è una scelta strategica di fiducia.</li>
</ul>
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